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Acqua dolce: un sistema vitale di fiumi, laghi, zone umide da tutelare senza incertezze

14 agosto 2020 - L’indispensabilità dell’acqua per la vita del Pianeta. Forse in molti valutano questo elemento solo nei momenti particolari: nel caso di temporali con alluvioni e esondazioni di fiumi, oppure nei periodi di siccità e totale assenza di piogge o ancora quando si ha notizia di ghiacciai che si ritirano e diminuiscono nella massa.

 

Roma Capitale, grazie alla sua conformazione geologica, favorisce lo sviluppo di aree potenzialmente allagate: ciò è particolarmente vero nelle aree limitrofe alla valle del Tevere, o in quelle in cui i numerosi depositi di limo ed argilla possono agevolare il ristagno di acqua in superficie, dando così origine a pozze d'acqua più o meno temporanee o a prati allagati. In estrema sintesi si possono schematizzare quattro differenti tipologie di aree umide/ambienti igrofili, presenti nel territorio dell'area metropolitana di Roma:
• I tre grandi fiumi “storici” (Tevere, Aniene, Almone),
• Il reticolo idrografico secondario (fossi e marrane, ancora con vincolo paesistico)
• il reticolo idrografico minore (fossi e marrane, privi di vincolo paesistico)
• Gli stagni e i piccoli laghi naturali e/o artificiali (zone umide, allagate perennemente)
Le azioni da intraprendere in merito alla tutela di questi habitat sono differenti, e se le prime due tipologie hanno un qualche tipo di protezione derivante dalla normativa (cod. Urbani, ), le seconde due sono molto più vulnerabili e a rischio di trasformazione urbanistica e distruzione (casi esemplari sono il tombamento e alterazione della morfologia di fondovalle per i fossi di Tor Carbone e Tre Fontane, in zona Roma sud, o la Cava Covalca sulla Laurentina).

Fiume Tevere - foto C. Budoni

I tre grandi fiumi presentano problematiche simili, dovute in gran parte all'estensione del loro bacino idrografico e dimensione: un primo problema è relativo alla qualità delle acque, che ancora risente di scarichi non a norma, dovuto alla profonda trasformazione urbanistica che ha investito l'agro romano negli ultimi 50 anni; in seconda istanza la presenza di micro discariche sulle sponde, dovute ad accampamenti spontanei non regolari o sversamenti frutto di attività illecite, che contribuiscono a generare una percezione negativa di aree con valenza ambientale invece rilevante. Sotto il profilo ecologico, il valore dei grossi fiumi è dato dalle numerose opportunità e differenti ambienti che si vengono a creare, in costante evoluzione.

Fiume Aniene - foto A. Fiorillo

Inoltre, in ambito urbano, i fiumi sono spesso l'unico frammento di territorio con valenza ambientale che è stato risparmiato dall'attività edilizia, ponendosi come aree di continuità ecologica lineare, corridoi funzionali allo spostamento di numerose specie animali (vertebrati e non) e dispersione di specie vegetali.

Fiume Almone - foto A. Fiorillo

Il reticolo secondario presenta caratteristiche analoghe (per tipologia di habitat) ai fiumi già descritti, e confluisce quasi sempre nelle aste fluviali maggiori (Tevere). Sono spesso siti di riproduzione per specie di fauna minore (uccelli, anfibi e pesci); la loro gestione è affidata ai Consorzi di bonifica, che attuando ancora periodiche azioni di devegetazione delle sponde, contribuiscono al loro degrado ecologico. Come i fiumi principali, spesso attraversano le aree urbanizzate e risultano essere gli unici elementi con un certo grado di naturalità, funzionali allo spostamento e alla dispersione di numerose specie.
Il reticolo secondario minore è uno di quei target su cui porre notevole attenzione: si tratta di affluenti minori dei fossi descritti in precedenza, spesso senza alcun livello di tutela ambientale, ma che, grazie alla presenza di sorgenti locali, non ha problematiche rilevanti (quali inquinamento chimico o di acque reflue). Questa tipologia di corpi idrici può ospitare numerose specie legate all'acqua (invertebrati e non), conservando popolazioni relittuali di interesse conservazionistico. Un'opera di conoscenza, mappatura e monitoraggio di tali elementi può incidere sulla pianificazione anche a livello urbanistico.

Acqua preziosa - foto S. Widstrand


Gli stagni e i piccoli laghi naturali e/o artificiali: numerosi cantieri abbandonati presenti nella città hanno intercettato la falda superficiale, al punto che su di essi sono sorti ecosistemi palustri; ambienti del genere sono una diversificazione dell'ambito dell'ecosistema urbano, ponendosi come elementi qualificanti la rete ecologica cittadina: tali aree possono essere considerate a livello locale come potenziali “stepping stones”, ovvero pietre da guado, per numerose specie di avifauna, batracofauna ed erpetofauna, che altrimenti non potrebbero sopravvivere nell'ambiente urbanizzato. Ad oggi manca un elenco completo di questa tipologia di zone umide, che rischia di essere cancellata in caso di ripresa delle attività di trasformazione urbana. Una categoria minore di questa tipologia, potrebbe essere quella dei fontanili della campagna romana, una volta diffusissimi, che potrebbero ad esempio essere utili alla riproduzione di specie di anfibi.

Area umida della Cervelletta a Roma - foto A. Fiorillo

La fauna che possiamo trovare è decisamente diversificata e anche poco comune: a titolo del tutto esemplificativo, si possono elencare le popolazioni relittuali di granchio di fiume presenti presso i cunicoli romani del Foro o nei fossi in alcune aree protette come il Parco Regionale dell'Appia Antica o la Riserva Naturale Regionale Laurentino Acqua Acetosa, le popolazioni di tritone crestato e tritone punteggiato delle pozze temporanee della Riserva Naturale Regionale di Decima Malafede o di quella della Tenuta dei Massimi, le popolazioni di rospo smeraldino o raganella rinvenute presso gli Ex Mercati Generali o (caso limite) presso alcune piscine all'aperto sulla Statale Pontina, altezza Spinaceto.

Roma - Fosso di Tor tre Teste

Sono numerose le specie di anfibi e rettili che si rinvengono, distribuite anche a distanze molto significative, come sono decisamente numerose ed interessanti le popolazioni relittuali di specie di pesci (ghiozzo di ruscello, spinarello, rovella), che ancora persistono in tratti di fosso non alterati da devegetazioni o lavori di manomissione degli alvei, la salvaguardia del patrimonio genetico delle quali dovrebbe essere prioritaria, al fine di contrastare la progressiva invasione di specie aliene e ecotipi non locali. In ultima analisi, l'avifauna legata alle zone umide, mostra decine di specie che quotidianamente utilizzano questi ecosistemi per vari scopi: riproduttivo, come risorsa trofica, come rifugio. Un esempio rappresentativo è costituito dagli ardeidi, airone bianco maggiore, cenerino, garzetta e dall’airone guardiabuoi, diffusissimo soprattutto dove ancora presente l’allevamento delle pecore.