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Basta tragedie: il Governo faccia chiarezza su vincoli e abusivismo

Dobbiamo reagire insieme, cittadini e istituzioni elette

Occorre chiarezza su vincoli e abusivismo. Necessaria una conferenza nazionale sul cambiamento climatico per fornire a Regioni e Comuni gli strumenti per rispondere a emergenze sempre più frequenti. Il Governo convochi le Regioni sui piani paesaggistici e i Comuni per gli insediamenti a rischio. Non possiamo più assistere a tragedie come quelle che stanno colpendo il nostro Paese. Dal WWF le proposte di intervento immediato in 7 punti.

Non possiamo più assistere a tragedie come quelle che stanno colpendo il nostro Paese, dal Trentino Alto Adige, al Veneto, fino alla Sicilia passando per il Lazio, la Liguria e la Lombardia con un conto dei morti che si di giorno in giorno più drammatico. Tutto questo su un territorio sempre più vulnerabile. I Comuni italiani a rischio sono aumentati dal 2015 al 2017 passando dall’88% al 91% nel e sono 3 milioni i nuclei familiari che risiedono in aree ad alta vulnerabilità (dati ISPRA); inoltre questo territorio è inadatto a rispondere naturalmente ad eventi “normali”, tanto meno ai fenomeni legati ai cambiamenti climatici che si stanno manifestando con questa intensità. Fenomeni amplificati nelle aree in cui l’abusivismo edilizio costituisce una piaga endemica: in Italia ci sono 20 case abusive ogni 100 in Italia e nel Mezzogiorno sono quasi il 50% (ISTAT, 2018). Il WWF chiede che il governo organizzi al più presto una Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici per fornire a regioni e comuni gli strumenti per rispondere in modo efficace all’emergenza causata dai fenomeni climatici estremi.

Il nostro territorio va curato e tutelato, per il nostro stesso benessere. E' possibile non capire questo?

È indispensabile un Piano di adattamento che metta in sicurezza il territorio e le persone e che si rilanci l’azione sia per mitigare il cambiamento climatico, vale a dire tagliare drasticamente e prima della metà del secolo azzerare le emissioni di carbonio, quindi l’uso dei combustibili fossili, a partire dal Piano Energia Clima la cui prima bozza va predisposta entro la fine dell’anno. Il WWF invita governo di compiere subito alcune chiare scelte nel rispetto dei vincoli a tutela del nostro territorio e del paesaggio e sull’abusivismo. Bisogna convocare un tavolo con le Regioni per procedere alla rapida approvazione dei piani paesaggistici (ad oggi approvati definitivamente solo da Sardegna - per le aree costiere; dalla Toscana e della Puglia) attesi dal 2004 e va aperto un tavolo tecnico con l’ANCI per decidere le priorità di intervento nelle aree a maggiore rischio idrogeologico per procedere, anche con fondi nazionali, agli abbattimenti delle case abusive, alla delocalizzazione delle industrie a rischio (in questi giorni è scoppiato il caso del sito nucleare di Saluggia) e delle attività produttive e delle abitazioni più esposte. Il WWF chiede, poi, lo stralcio  al Senato della Parte III del decreto su Genova dedicata al condono delle case abusive colpite dal sisma del 2017 ad Ischia.
7 COSE DA FARE SUBITO. È necessario avviare un programma di manutenzione del territorio per tutelare la funzionalità degli ecosistemi e mantenere un adeguato equilibrio territoriale ambientale, che sia integrato con una Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, fondata sui seguenti punti:
1. Corretta applicazione delle direttive europee, con particolar riguardo alla Direttiva Quadro “Acque” (2000/60/CE) e“Alluvioni” (2007/60/CE)
2. Consolidamento del ruolo delle autorità di distretto (istituite nel 2016) per il coordinamento degli interventi per il dissesto idrogeologico, la difesa e messa in sicurezza del suolo e la qualità delle acque a livello di bacino idrografico, come previsto dalla Direttiva quadro Acque. Vanno, inoltre, cantierate subito i progetti di ingegneria naturalistica per l’adattamento già approvati dalle Autorità stesse.
3. Avvio di una diffusa rinaturazione fluviale, volta a recuperare capacità di ritenzione delle acque in montagna e collina e a ripristinare aree di esondazione naturale dei fiumi nei fondovalle e in pianura, rispettando l’obbligo imposto alle Regioni (L. 133/2014), non ancora pienamente rispettato, di impiegare almeno il 20% di finanziamenti della difesa del suolo per interventi integrati per il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d'acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità, promuovendo “infrastrutture verdi”, come anche previsto dalla risoluzioni della Commissione europea (2013/249);
4. Assicurarsi che i Piani di Protezione civile siano redatti a tutti i livelli istituzionali e i Comuni siano in grado di attuarli, capaci quindi, laddove necessario, di interdire strade, ponti, sottopassi e tutte le strutture a rischio nei periodi di allerta, predisponendo sistemi di allarme nelle città;
5. Avvio di una capillare campagna di informazione e formazione sul rischio affinché le popolazioni possano essere consapevoli delle situazioni di rischio (molti non sanno di vivere dentro dei fiumi, sopra a frane attive, in aree a rischio terremoti) e imparare a comportarsi nelle diverse situazioni di rischio;
6. Promozione di sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SUSD), per migliorare la gestione dell’acqua soprattutto nelle grandi città. Sistemi che sfruttano al meglio i diffusi spazi marginali, parcheggi, giardini, tetti per  favorire l’accumulo della pioggia e la loro successiva infiltrazione nel sottosuolo. 
7. Adozione di misure per ridurre i danni agli edifici soggetti a rischio alluvionale con interventi dry-proof, finalizzati ad impedire o minimizzare l’ingresso dell’acqua negli edifici (infissi a tenuta stagna; posizionado barriere mobili in corrispondenza di porte e finestre che possono non impedire l’ingresso dell’acqua ma ritardandolo consentono di allontanarsi o di mettere al sicuro mobili ed oggetti di valore  e interventi wet-proof, mirati ad aumentare la resistenza una volta che l’acqua sia entrata (elevazione delle apparecchiature, come quelle elettriche, su piedistalli o piattaforme o istallazione nei piani superiori; protezione delle apparecchiature con sistemi di ancoraggio o a tenuta stagna). Il WWF, infine, rivolge un appello al ministro dell’Ambiente Sergio Costa affinché si adoperi con determinazione per difendere la Direttiva Quadro Acque in Europa: sono attualmente in discussione possibili modifiche, sotto la spinta di diverse lobby, che ne azzererebbero l’efficacia. È invece indispensabile che la Direttiva Quadro Acque sia applicata fino in fondo e anche per questo  il WWF chiede a tutti di partecipare numerosi alla Consultazione pubblica sulla Direttiva Quadro Acque, già in corso e aperta fino al 4 marzo 2019, collegandosi a www.wwf.it/protectwater.

Osservare, registrare e catalogare quanto accade non serve se poi non c'è azione

LE CIFRE DEL RISCHIO QUOTIDIANO IN ITALIA

Aumento Comuni a rischio. La percentuale dei Comuni italiani a rischio è arrivata al 91% nel 2017 aumentando ancora rispetto agli anni precedenti (88% nel 2015) ed oltre 3 milioni di nuclei familiari risiedono in queste aree ad alta vulnerabilità (fonte ISPRA, 2018).
Aumenta il rischio frane. Aumenta la superficie potenzialmente soggetta a frane (+2,9% rispetto al 2015) e quella potenzialmente allagabile nello scenario medio (+4%)*. Complessivamente, il 16,6% del territorio nazionale è mappato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni (50 mila km2). Quasi il 4% degli edifici italiani (oltre 550 mila) si trova in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e più del 9% (oltre 1 milione) in zone alluvionabili nello scenario medio.
Aumenta il Consumo di suolo. Continuiamo a consumare suolo al ritmo di 35 ettari al giorno oltretutto occupando molte delle aree di esondazione dei fiumi, compromettendone la capacità naturale di mitigazione del rischio idrogeologico.  E’ il caso della Liguria, dove un quarto del suolo, entro la fascia di 150 metri dagli alvei fluviali, è stato consumato tra il 2012 e il 2015 **, oppure del  Trentino Alto Adige con il 12%, il Piemonte con l’9%, l’Emilia Romagna con l’8,2%, la Lombardia con l’8% o la Toscana con il 7,2% di ulteriore consumo di suolo entro la fascia di 150 metri dei fiumi in questi anni. Si è irresponsabilmente continuato a costruire in aree pericolose, così In Italia la percentuale di suolo consumato all’interno delle aree a pericolosità idraulica elevata è del 7,3%, mentre è del 10,5 % nelle aree a pericolosità media, lasciando così oltre 7,7 milioni di italiani a rischio.  (ISPRA, 2016).
Si è continuato a canalizzare i corsi d’acqua, a tagliare i boschi lungo le sponde dei fiumi, a scavare nel loro alveo e a interromperne la continuità con sbarramenti e traverse di ogni tipo. Non si è “attrezzati”, anche culturalmente, ad affrontare le allerte: troppe persone muoiono perché si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato; spesso è la poca reattività da parte delle Amministrazioni pubbliche a non dare adeguato seguito alle allerte meteo, così non vengono interdetti in tempo ponti, sottopassi o strade che poi si tramutano in trappole mortali. Ma anche il cittadino spesso non sa come comportarsi o ignora che la sua casa o la strada di fronte ad essa sono in aree a rischio.
Abusivismo. Ci sono 20 case abusive ogni 100 in Italia e nel Mezzogiorno le case abusive sono quasi il 50% (ISTAT, 2018). Questa piaga è sempre più frequentemente affrontata con condoni di varia natura, piuttosto che con una pianificazione territoriale responsabile e sostenibile e abbattimenti: così vengono sanate costruzioni in riva al mare, lungo fiumi, sotto frane, senza pensare che queste sanatorie non sanano il rischio.
Tutto questo insieme di illegalità diffusa, di sfruttamento indiscriminato del territorio, di interventi nefasti, che il WWF denuncia da decenni, è poi favorito da maldestre normative presenti in varie Regioni, dall’incuria e la “disattenzione” di molte amministrazioni locali, da uffici tecnici territoriali (ex geni civili) che propongono in gran parte ancora tagli della vegetazione ripariale ed escavazioni in alveo. Manca una visione a livello di bacino, l’unica che in grado di garantire una coordinata ed efficacia azione sul territorio e che è specificatamente prevista dalle inapplicate Direttive europee su Acque (2000/60/CE) e Alluvioni (2007/60/CE. Tutto questo aumenta il rischio sul territorio e moltiplica gli effetti dei cambiamenti climatici.
* tali incrementi sono legati a un miglioramento del quadro conoscitivo effettuato dalle Autorità di Bacino Distrettuali con studi di maggior dettaglio e mappatura di nuovi fenomeni franosi o di eventi alluvionali recenti (fonte ISPRA)
**  ISPRA, 2016 – Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizioni 2016. 248/2016