2 febbraio Giornata Mondiale delle zone umide: assieme alle aree protette rappresentano un binomio ineludibile
28 gennaio 2026 - La Giornata Mondiale delle zone umide celebra la firma avvenuta nel 1971 della Convenzione Internazionale di Ramsar sulle zone umide di importanza internazionale e ha l’obiettivo di sensibilizzare il mondo sulla grande importanza di questi affascinanti ecosistemi per le persone e per il nostro pianeta. Il tema di quest'anno è "Zone umide e conoscenze tradizionali: celebrare il patrimonio culturale".
Per il 2026 si è dunque inteso sottolineare come le zone umide rappresentino identità di luoghi e comunità locali. Un tema che sembra descrivere la storia del Monumento Naturale di Torre Flavia: un lembo di territorio sottratto al cemento tra i Comuni di Ladispoli e Cerveteri. Un’area nella quale la pratica della pescicoltura, ormai non più attiva, ha costituito di fatto un argine al consumo di suolo. Poi il ruolo di cittadini e associazioni, WWF in primis che curò anche l’avvio della gestione del Monumento Naturale istituito nel 1997.
Nel territorio dell’ex Provincia di Roma possono essere ricordate ulteriori esperienze che coniugano gli ambienti umidi con il sistema delle Aree Naturali Protette, non meno con la presenza del WWF. Va certamente citata la prima Riserva Naturale del Lazio: Nazzano Tevere-Farfa, nata nel 1979 - legge regionale 4 aprile 1979, n.21 - ai sensi della Convenzione di Ramsar. Tuttavia, l’area fu oggetto già nel ’68, di un accordo tra l’Amministrazione locale, Enel e WWF per farne un’Oasi di protezione della fauna.
“Zone Umide e Aree Naturali Protette - dichiara Raniero Maggini Presidente del WWF Roma e Area Metropolitana - rappresentano un binomio ineludibile viste le peculiarità di questi preziosi ecosistemi. Il WWF con le proprie Oasi è stato da sempre promotore e sostenitore dell’importanza della presenza ed istituzione di Parchi, Riserve e Monumenti Naturali, un sodalizio inscindibile per la tutela del territorio e la conservazione della biodiversità. Oggi abbiamo la sensazione che questo straordinario patrimonio sia dato troppo per scontato, che vada riscoperto per rinnovarne la conoscenza, la comprensione del valore e della rilevanza che ha per la salvaguardia della Natura.” Altri casi esemplari sono: la Riserva Naturale Regionale di Macchiatonda, gestita per anni all’interno del sistema delle Oasi del WWF, un ulteriore frammento di territorio conservatosi lungo la costa - fortemente alterata dall’intervento dell’uomo - oggi un luogo significativo per lo svernamento della avifauna legata alle zone umide e per la sosta dei migratori; l’Oasi WWF di Macchiagrande, nata dieci anni prima della Riserva Naturale Statale 'Litorale Romano', e che di fatto ne è stata il primo tassello di tutela attiva.
Molte altre sono le Aree Naturali Protette presenti nel territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale, su tutti vorremmo ricordare i Parchi dei Castelli Romani e di Bracciano-Martignano. Laghi ricchi di biodiversità, ma la cui tutela è tutt’altro che garantita, considerando la grave crisi idrica che interessa Albano e Nemi (dovuta al sovrasfruttamento della falda e che ne potrebbe determinare la scomparsa) e i massicci prelievi dal lago di Bracciano operati da ACEA nel 2017 e il grave impatto ambientale generato.
La Giornata Mondiale delle Zone Umide, è anche l’occasione per ricordare l’importanza che questi ambienti svolgono in ambito urbano al tempo del cambiamento climatico, anche quando di piccole dimensioni. Un patrimonio che andrebbe salvaguardato, riconoscendogli il valore che meritano all’interno della Rete Ecologica Comunale, dunque priorità nell’ambito delle scelte urbanistiche che interessano la Città Eterna. “Le notizie che abbiamo letto e le immagini viste dell’azione di ‘pulizia e bonifica’ del bosco sorto spontaneamente presso la piccola area umida degli ex Mercati Generali - dichiara Giovanni Mattias Vicepresidente del WWF Roma e Area Metropolitana - ci ha mostrato come la pianificazione urbanistica (vecchia di oltre 20 anni) sia obsoleta rispetto alle condizioni del territorio e alle sue modifiche naturali e non risponda alla crisi climatica in atto. Se da un lato la città di New York spende centinaia di milioni di dollari nel ricreare stagni e piccoli laghi, nell’ottica dell’adattamento ai processi di riscaldamento globale, a Roma si abbattono boschi e si ‘bonificano’ zone umide che si sono generate spontaneamente, dopo l’abbandono dell’uomo. Quando avverrà un reale cambio di rotta sulle politiche ambientali nella Capitale d’Italia?”
