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Avvelenamento di lupi e altri animali nella regione Abruzzo

Foto Fabio Cianchi

28 aprile 2026 - Potremmo essere davanti ad un delitto di inquinamento ambientale. Agire subito con le misure necessarie e adeguate alla gravità dei fatti. Il WWF Italia ha inviato una lettera alla Prefettura dell’Aquila, alla Procura della Repubblica e agli enti istituzionali e tecnici competenti per denunciare una situazione di straordinaria gravità legata ai ripetuti avvelenamenti dolosi di fauna selvatica, che hanno provocato ad oggi numerosi morti tra lupi, volpi e uccelli rapaci in Abruzzo.

Il WWF chiede l’attivazione urgente di un coordinamento prefettizio, il rafforzamento delle indagini sul territorio e una risposta penale efficace contro i responsabili degli avvelenamenti di fauna selvatica nel Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. L’organizzazione sollecita, inoltre, il pieno coinvolgimento degli organismi tecnico-scientifici nazionali competenti e il riconoscimento dell’avvelenamento come una minaccia alla sicurezza pubblica, sanitaria e ambientale, non solo faunistica, in coerenza con l’approccio One Health (ossia considerare salute umana, ambientale e animale come interconnesse e indissolubili). Secondo le ultime notizie, almeno 21 lupi sarebbero stati uccisi mediante l’uso di veleni, in un quadro che non può essere ricondotto a episodi sporadici. L’impiego reiterato e deliberato di sostanze tossiche in ambiente aperto colpisce numerose specie, dai mammiferi agli uccelli, come i grifoni, comportando enormi rischi anche per la sopravvivenza dell’orso bruno marsicano, simbolo di quelle terre e presente con una popolazione ridotta a poche decine di individui, con ricadute dirette su ecosistemi di altissimo valore naturalistico, in parte ricadenti in una delle più importanti aree protette d’Italia.

Un cucciolo di lupo

“Non siamo di fronte a una somma di reati minori – afferma Luciano Di Tizio, Presidente del WWF Italia – ma a una vera emergenza ambientale, sanitaria e di sicurezza pubblica che richiede da parte delle Istituzioni e degli enti competenti una risposta forte, coordinata e all’altezza della gravità dei fatti”. 
Un quadro penale grave e il rischio del declassamento del lupo  
Dal punto di vista giuridico, il WWF evidenzia come gli avvelenamenti possano integrare più fattispecie penali concorrenti, tra cui l’uccisione e il maltrattamento di animali, aggravati dalla crudeltà dei mezzi e dalla reiterazione. Nei casi più gravi, qualora venga accertata una compromissione significativa e misurabile delle matrici ambientali, può trovare applicazione anche il delitto di inquinamento ambientale, con pene che arrivano fino a sei anni di reclusione, oltre alle aggravanti previste per i fatti commessi in aree protette. Il WWF esprime una forte preoccupazione rispetto al percorso di declassamento dello status di conservazione del lupo, che produrrà effetti negativi soprattutto sotto il profilo penale.

Foto di Giampiero Cammerini

La riduzione del livello di protezione attribuito alla specie, oltre ad impedire l’applicazione delle sanzioni specifiche per l’uccisione di specie particolarmente protette, può incidere sul bilanciamento giudiziario, rendendo più difficile il riconoscimento delle aggravanti e favorendo letture minimizzanti delle condotte, soprattutto se considerate come eventi isolati. A questo si aggiunge un messaggio culturale altamente pericoloso: l’idea che uccidere un lupo oggi sia un atto meno grave, se non addirittura tollerabile. In contesti come quello abruzzese, già segnato da eventi gravi e ripetuti – come l’avvelenamento di lupi, grifoni e corvi imperiali registrato nel maggio 2023 nell’area di Avezzano – questo rischio appare particolarmente evidente.  
Un fenomeno sommerso, un danno sistemico  
L’uso sistematico di veleni in ambiente aperto non è solo un crimine contro la fauna, ma una forma di contaminazione ambientale non controllabile, capace di incidere su suolo, acqua e catena trofica. Per questo il WWF chiede di riconoscere la natura sistemica del danno, attivando strumenti investigativi e sanzionatori adeguati alla gravità dei fatti. Questo fenomeno resta in larga parte sommerso e si affianca ad altre pratiche di bracconaggio ancora diffuse, come l’uso di lacci e tagliole, che colpiscono indiscriminatamente fauna selvatica e animali domestici, come dimostra anche il recente caso dell’orso liberato da un laccio d’acciaio ad opera dei guardiaparco nei giorni scorsi in Val Roveto, in Abruzzo. Ogni lupo ucciso è una ferita alla tutela della natura, allo Stato di diritto e a decenni di impegno per la conservazione. Per questo il WWF ha lanciato anche la petizione ‘Stop ai crimini di natura’ e invita i cittadini a unirsi nella richiesta alle Istituzioni di avere indagini rapide, pene esemplari per i responsabili e un’assunzione di responsabilità chiara e concreta.  

Purtroppo foto di un lupo ucciso